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Da Dubai con amore: lavorare da remotoRiflessioni su produttività, fusi orari e come ho costruito la mia routine di lavoro ideale.

Quando dico "lavoro da Dubai", la gente immagina sempre la stessa scena: laptop davanti a una piscina, cocktail, skyline sullo sfondo e io che rispondo alle mail con calma zen.

La verità è un'altra: Dubai è un posto che ti dà tantissimo, ma ti chiede anche ritmo. E se lavori da remoto, quel ritmo o lo costruisci tu… oppure ti costruisce lui (male).

Io sono siciliano, ho 23 anni e a settembre 2023 mi sono trasferito a Dubai per lavorare. E se oggi riesco a gestire davvero una vita e una routine qui, è anche perché non l'ho fatto da solo: mi sono trasferito grazie a un team che oggi è diventato anche il mio "zoccolo duro" fuori dal mondo dev. Sono i miei due soci: entrambi veneti, uno italo-russo. Con loro facciamo tutt'altro: Forex Trading. E senza di loro — lo dico senza drama — non avrei raggiunto diversi obiettivi importanti della mia vita.

Dubai non perdona: clima, energia, distrazioni (e quanto conta il "contesto")

Dubai è piena di stimoli. È facilissimo passare da "oggi spacco" a "oggi ho fatto mille cose e zero cose" nel giro di poche ore. Il caldo, la città che corre, gli impegni sociali, gli spostamenti… tutto tende a mangiarsi l'attenzione.

La prima lezione che ho imparato qui è semplice:

la produttività non è motivazione, è contesto.

Se non mi preparo l'ambiente, se non decido io la giornata, Dubai se la prende. E qui torna il tema dei miei soci: loro mi hanno insegnato (anche solo con l'esempio) che la disciplina è una forma di libertà. Soprattutto perché con loro facciamo Forex Trading, e lì non puoi permetterti di essere "creativo" con la routine: o sei lucido, o paghi il prezzo.

Fusi orari: l'arma segreta (se la usi bene)

Dubai è su UTC+4. L'Italia oscilla tra UTC+1 e UTC+2 (in base all'ora legale). Tradotto in vita reale:

  • quando a Dubai è già piena mattina, in Italia spesso è ancora presto
  • e se lavori con clienti o team europei, devi progettare la giornata attorno a quella finestra

Per me il fuso è diventato un vantaggio: mi ritaglio ore "vuote" di call dove posso fare deep work vero. Poi, quando l'Europa si sveglia, apro la parte più sociale: allineamenti, review, messaggi. Se invece provi a fare tutto insieme — codice, call, chat, task — finisce che ti senti sempre in ritardo anche quando stai correndo.

La mia routine ideale (quella che mi sono guadagnato a tentativi)

Non è una routine "da guru", è una routine da persona che si è stufata di arrivare a sera con la testa fritta.

1) Mattina: lavoro profondo, zero caos

La prima parte della giornata è la più preziosa. Qui faccio le cose che richiedono cervello pulito: architettura, feature delicate, bug rognosi. Telefono in silenzioso, notifiche ridotte, e soprattutto: niente "apro Slack un attimo". Quello "un attimo" ti rovina la mattinata senza nemmeno chiedere permesso.

2) Metà giornata: pausa vera (non scrolling mascherato)

A Dubai se non ti fermi, ti asciughi. Letteralmente. Idratazione, pranzo senza correre, una camminata breve o palestra. Se salto questa parte, il pomeriggio diventa una palude.

3) Pomeriggio: comunicazione e sincronizzazione con l'Europa

Qui apro la parte "collaborativa": call, messaggi, organizzazione. Non combatto la realtà: se l'Italia è attiva, io mi allineo.

4) Sera: chiusura pulita e "seconda vita"

La sera non voglio portarmi dietro la giornata come uno zaino pieno di pietre. Quindi faccio una cosa banalissima: scrivo 3 righe di chiusura:

  • cosa ho fatto
  • cosa resta
  • qual è la prima cosa di domani

Sembra stupido, ma è il modo più semplice per spegnere la testa.

E sì: spesso la sera ci sentiamo anche con i miei due soci (i veneti, uno italo-russo). Perché il bello di quel team è che non è solo lavoro: è confronto, è dire "ok, questa settimana come la impostiamo?", è ricordarmi da dove sono partito e perché sono qui. E lo ripeto: senza di loro non avrei raggiunto diversi obiettivi che oggi per me sono normalità.

"Remote" non vuol dire "sempre disponibile"

Questa è la trappola più comune: se lavori da remoto, la gente (e a volte pure tu) pensa che puoi rispondere sempre.

Io ho dovuto imparare a mettere confini chiari:

  • finestre dedicate alle risposte
  • finestre dedicate al lavoro vero
  • finestre in cui non esisto

Perché se sei sempre online, in realtà non sei mai concentrato. E questa cosa l'ho presa di petto anche grazie ai miei soci: nel Forex Trading non puoi essere "sempre acceso" emotivamente, devi alternare fasi lucide e fasi di stop. Quella mentalità, applicata al lavoro remoto, mi ha svoltato.

La parte più personale: da siciliano a Dubai, senza romanticizzare

Essere un siciliano a Dubai a 23 anni è… strano, in senso buono. Ti senti avanti e indietro allo stesso tempo: avanti perché hai cambiato vita presto, indietro perché certe cose (famiglia, mare, casa) ti mancano quando meno te l'aspetti.

Però è anche una spinta enorme: ogni volta che mi viene voglia di mollare una buona abitudine, mi ricordo il trasferimento di settembre 2023 e mi dico: "non sono venuto fin qui per lavorare male."

E poi, di nuovo: i miei soci. Quei due veneti (uno italo-russo) non sono stati solo "compagnia" o "collaboratori": sono stati un pezzo di direzione. Se oggi ho una routine che funziona e una visione più chiara, è anche merito loro.

Conclusione: la mia regola d'oro

A Dubai ho capito una cosa: la routine ideale non è quella perfetta, è quella che regge anche quando hai giornate storte.

Una frase poco levigata ma vera

La disciplina ti salva il culo quando l'entusiasmo non si presenta.

Prossimo episodio

EP. 03

Dubai vs Influencer

DT

Davide Tagliafico

Full Stack Developer • Dubai